Per la serie cose belle che però finiscono troppo presto: gli Ada Oda pubblicano Pelle d’oca, il nuovo disco, e poi muoiono. Almeno metaforicamente parlando: la band italo-belga è arrivata, ha colpito e si è sciolta.
La band di Victoria Barracato, figlia di un palermitano emigrato in Belgio negli anni ’50 fornisce un ulteriore episodio cantato in un italiano ironico, spezzato e spigoloso che li rende assolutamente adorabili, in un mix che unisce alla perfezione l’audacia del post punk anni ’80 e le melodie della canzone italiana.
Con il debut abum “Un Amore debole” (2022, 62TV Records/Pias) avevano presentato un rock uptempo tagliente in grado di fondere in maniera ironica e incontenibile il post-punk degli anni ottanta e gli incantevoli voli melodici dei cantautori italiani.
Ada Oda traccia per traccia
Un martellamento ritmico fittissimo contraddistingue E questa è la vita, cantata come al solito con accento un po’ buffo (ma vorrei sentire me che parlo in fiammingo senza accento). L’ineluttabilità di un amore perso caratterizza un brano breve e (sad) punk.
Si racconta poi una Vecchia storia con modi un po’ più tranquilli, anche se si avverte una certa tensione post punk, tra i Clash e Alberto Camerini, però tutto suonato con strumenti giocattolo e coretti che sanno di Giappone cibernetico.
Questioni di famiglia quelle affrontate in Immobile, folle canzone cantata a perdifiato e senza soste. Alternanza ritmica rispettata con una più tranquilla e un filo malinconica Settembre, che scava in un giro di basso per raccontare un amore che finisce in modo imprevisto.
Una curiosa invettiva contro La gioventù dal sapore boomer e molto sarcastica dipinge un punto di vista alternativo, di chi si sente minacciato da questi giovinastri strani e bellissimi.
Altri ragazzi protagonisti di In piazza, a rotazione su un giro di chitarra e alcuni loop di parole, di nuovo con la minaccia della giovinezza sullo sfondo. Intermezzo molto battente, ecco poi Sicurezza priorità, che ha sempre toni giocosi.
Sotto la conchiglia fa i conti con una serie che a chi canta “stanno bene”, anche se sembrano infastidire più di un po’. Il pezzo è arrembante e ovviamente ironico, affrontando la gelosia da prospettive inedite.
Ricordi che passano molto in fretta, più in fretta di quanto si asciughi il bucato con Sul palo, narrativa e dettagliata, condita di metafore calcistiche. Con Ale Sportelli c’è poi Figlia d’Europa, che fornisce una visuale impazzita sulle opportunità di viaggio, sempre con intenti abbastanza derisori.
Si chiude con Ho amato tutto, il brano più lungo del disco e anche in netta controtendenza come ritmi e umori: un congedo sentimentale che racconta di un incontro strano ma felice, che si è consumato e che va lasciato ormai alle spalle. Sentimenti profondamente tristi sono celebrati con molti dettagli, in un recitato piuttosto struggente.
C’è (ormai c’era) tanta inventiva nella musica degli Ada Oda che basterebbe a fornire soluzioni utili per tre quarti dei dischi che girano. Un peccato non poter vedere che direzioni avrebbero preso, anche se per certi versi è naturale che l’esperimento sia arrivato presto alla propria conclusione, vista la rapidità con cui è vissuto.
La speranza comunque è che, anche per vie separate, un po’ di questa energia ritorni in circolo con nuovi progetti che indubbiamente arriveranno.
Genere musicale: pop
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