Un marasma di nuove uscite, che spesso si sovrappongono perché c’è sempre un momento migliore per far uscire un disco rispetto a un altro, fa talvolta arrivare in ritardo la recensione di questo o di quell’album. E se spesso capita che si scelga di lasciar perdere, perché è passato troppo tempo, altre volte il ‘recupero’ appare necessario. Vuoi per l’artista in questione, vuoi per quel che rappresenta l’album per il panorama musicale e per i fan, o banalmente perché ci piace e… ci va.
Ariete rientra un po’ in ognuna di queste categorie di motivazioni: l’abbiamo vista nascere, l’abbiamo ascoltata live e in cuffia, abbiamo capito che sarebbe cresciuta con il microfono in mano e l’attitudine di chi sembra fottersene di tutto, e magari talvolta ci riesce pure.
Il secondo album di Arianna Del Giaccio, il suo nome all’anagrafe, si intitola La Notte, è ancora una volta etichettato Bomba Dischi e continua a trasportare nell’universo della post adolescenza, spesso per mano, senza urlare ma facendo comunque rumore.
Dopo l’esperienza sanremese, che l’ha resa celebre anche al di là delle playlist di Spotify e affini, la giovanissima artista della provincia romana è tornata a cantare la sua generazione su melodie semplici e ritornelli incalzanti e orecchiabili, che si attaccano in fretta e ritornano quando meno te lo aspetti per essere canticchiati distrattamente. Timida in apparenza, coraggiosa in sostanza, Ariete torna declinando al femminile tutti i suoi pensieri, dedicati a qualche anima sperduta tra mostri e realtà.
Ariete traccia per traccia
Tu non arrivi / Sento che esisti ma non arrivi
Si comincia con una spensieratezza mancata: le Cose in comune protagoniste del primo brano in scaletta sono quelle che, almeno una volta nella vita, tutti abbiamo pensato di avere, e che poi abbiamo ringraziato di aver perso. La mancanza di un reale contatto e di vicinanza, nonostante la presenza, si intrecciano su un tappeto di scelte sbagliate, aggrovigliandosi e tenendo botta solo per il tempo di un fugace incontro.
Arianna, resta con me / La notte è piena di gente che vuole il peggio di te
Caramelle affonda il coltello nei brutti pensieri che avevano iniziato a far capolino nella traccia precedente: noia, frustrazione, ansia sembrano non riuscire a mollare la presa e la soluzione, oltre a un amore sbagliato, è quella di mandar giù caramelle alla fragola, per restare sollevate da terra e provare, per un po’, ad alleviare la pena.
Scaldi piano senza bruciare / sole in terra, occhi di mare
Il primo singolone che incontriamo nell’album si intitola Un’altra ora, è ormai conosciuto da tutti (o quasi) e fa ripensare agli esordi dell’artista, che con un amore spensierato in mezzo a una valanga di problemi è riuscita a conquistare i cuori di panna, e anche quelli che fanno finta di averlo di pietra. Orecchiabile e delicata, come del resto ormai ci ha abituati il mood Ariete.
Amore, in silеnzio noi facciamo più rumore di una strada di centro città
Il racconto di un amore che fa rima con Rumore è uno splendido spaccato di tenerezza e consapevolezza, un rapporto che si struttura mentre cresce insieme alle protagoniste che lo vivono con passione e dolci promesse.
Resta sveglia, sai che noi / volteremo pagina e rimarremo uguali
Dormiveglia continua a cavalcare l’onda della malinconia, raccontando un amore finito male con la caratteristica potenza delicata nella voce. Una sorta di sfogo dopo qualche notte insonne in compagnia di voci nella testa e spiacevole consapevolezza che alcune notti non torneranno mai, mentre la vita continuerà comunque a scorrere.
Per piacеrti ho ascoltato la musica che non mi piace
Si prosegue con le cose che ho fatto per piacerti, un elenco non troppo nutrito ma sicuramente efficace per esprimere quante volte ci allontaniamo da noi stessi per provare a compiacere gli altri, soprattutto quando vogliamo farci notare dalla persona giusta. Eppure… prima o poi ci si stanca di stare in mezzo alla corrente, e si chiudono le porte, le finestre, e si dice arrivederci. Per ritrovarsi, perdendo il superfluo.
Io che sfondo le porte, tu non еsci di casa / Come siamo ridotte? È l’ultima chiamata
Ancora nostalgia, questa volta sferzata dal vento. Quattro inverni sembra provare a prendere le distanze da qualcosa che non riesce a staccarsi, un’attesa che consuma e logora ma nello stesso tempo sembra non volersene andare.
Cento piani non fanno mai un grattacielo / Se ogni volta che ti chiedo un po’ di te / Tutto ciò che ottengo è una frase di vetro
L’unico feat. dell’album è quello che vede Ariete duettare con Chiedo, dando vita a un buco nel petto intitolato Nulla, malinconico e in punta di pianoforte, tra la paura di non essere abbastanza e la conferma che sarà necessario allontanarsi per ritrovarsi un senso.
Ed è proprio quel peso sul cuore che sembra riuscire a creare un filo conduttore che lega tutti i brani fra loro, quella sensazione di nostalgica presenza, di maledetta assenza.
Le mie storie fanno questa fine / che stringo i pugni finché sono al limitе
Il ritmo si fa un po’ più incalzante, ma mai troppo, su Nostalgia che, a dispetto del titolo, riesce a far rifiatare almeno musicalmente questo cuore preso a pugni da parole leggere ma straordinariamente potenti.
Si parla ancora d’amore, si corre forte verso l’ennesima potenziale fregatura, ma il tempo di pentirsi è ancora lontano, almeno un pochino. E allora, ad occhi chiusi, si attende l’inevitabile godendoselo.
Tutto ciò che amo mi fa sempre paura
Poco prima della fine, ecco arrivare Mare di guai, il brano che Ariete ha scelto di portare a Sanremo. Una bella sintesi di quel che la musica rappresenta per l’artista e per la sua generazione, quel misto di paura e disagio di fronte ai grandi sentimenti, che possono sfumare e per questo fanno tanta paura.
Come la pioggia d’agosto / adesso è tutto a posto
La title track arriva per ultima: La notte sembra voler chiudere un po’ quella finestra che faceva corrente nelle precedenti canzoni, tirare le fila e dare un senso agli occhi distrutti, alla sensazione di smarrimento e sorriderci su, ancora una volta.
Stiamo crescendo tutti un po’ insieme ad Ariete. La sua voce delicata, la sua presenza forte e fragile sa essere rassicurante come quella di una buona amica, che magari non sa sempre consigliarti cosa fare ma prova a starti vicino.
Ariete è uno degli esempi meglio riusciti del cantautorato della Gen Z, quello che ha passato gli ultimi anni a capire il confine tra la vita digitale e quella analogica, dove però il talento e la personalità continuano a trovare, e a preservare, il loro spazio.