Esce oggi Un meraviglioso modo di salvarsi, il nuovo album dei Coma Cose. Scritto da California e Fausto Lama con Fabio Dalè e Carlo Frigerio e prodotto da Mamakass e Fausto Lama, il disco si smarca, almeno in parte, dall’immagine “sanremese”, conquistata con fatica ma anche un po’ limitante, acquistata dal duo con Fiamme negli occhi.

Questo non significa rinunciare al pop: anzi, a parte qualche incursione nell’hip hop delle origini, i brani sono molto melodici e spesso colorati. Ma l’idea è quella di far vedere anche molti altri lati della musica del duo milanese.

Il disco è una sorta di diario, un insieme di appunti e suggestioni musicali che spontaneamente sono diventati canzoni. All’apice della nostra esposizione, dopo il riscontro positivo di Sanremo, e un tour tutto sold-out, a fine 2021 siamo spariti, questo perché sentivamo che c’era qualcosa da sistemare, in primis dentro di noi e successivamente tra di noi. Siamo tornati al nostro nucleo, alla nostra intimità che nel bene e nel male per il lavoro che facciamo spesso viene inevitabilmente distorta.

Ci siamo sentiti fragili e ci siamo interrogati su tutti quei conflitti che ci circondano, sul senso delle cose in una contemporaneità che grida pietà sul “troppo di tutto” e inevitabilmente ci siamo chiesti: ”che senso ha oggi fare musica?”

Abbiamo scelto questo titolo perché sottende una domanda, ammettere che c’è qualcosa da sistemare per noi è il punto di partenza da cui costruire un dialogo con il pubblico, ci siamo messi a nudo, abbiamo parlato di noi e analizzato quello che ci circonda e la risposta forse l’abbiamo trovata alla fine del disco, riassaporando ogni giorno dell’ultimo anno.

Parte del processo è stato allontanarci da tutto, spegnere i social, ritrovare il nostro baricentro, ma così come non esiste un solo punto di arrivo, così non esiste un unico modo di salvarsi, ognuno deve cercare il suo e questo disco è solo un piccolo invito a rallentare e provare a capire cosa ci può fare stare davvero meglio

Coma Cose traccia per traccia

Dopo Oltre gli alberi – skit, traccia introduttiva che è un dialogo fra i due, parte Chiamami, singolo d’apertura piuttosto morbido, che mette in evidenza tutte le qualità melodiche e tutto il lato romantico dei due, già esaltato da Fiamme negli occhi, ma anche qui e là da qualche traccia più “antica”. “Scriverò una canzone per gridare la parola «proteggimi».

Si va più sul fitto e sul black per una più infastidita Odio i motori, che gioca un po’ con i synth, ma anche con i cambi di ritmo e di atmosfera. Ok, non è che i Coma_Cose si siano dati al prog, però è evidente in questa traccia lo sviluppo di tendenze “scenografiche” già viste in passato, che qui acquistano ampiezza e qualche pizzico di sperimentazione.

Fausto è la voce dominante in Transistor, che esplora contenuti evidentemente elettronici, semicita i Kraftwerk, utilizza colori diversi. Ecco La Resistenza, parola di cui c’è parecchio bisogno di questi tempi: qui si ripresentano i Coma_Cose più melodici e “cantabili”, coretti e tutto. Anche se il messaggio non è proprio morbidissimo: “Arrivano per tutti/gli anni della Resistenza”.

Si attraversa poi la Foschia, in cui California canta con qualche pizzico di autotune, attraversando nebbie elettroniche. Poi Fausto rappa un po’ (è la prima volta nel disco) per un brano che si allunga, si fa descrittivo, autocita, critica i social, fa considerazioni tipo: “La musica è un mezzo o un fine? Io non so scegliere”. Anche in questo pezzo, che viaggia oltre i sei minuti, c’è una propensione al cambio di scenario, pur mantenendosi in sonorità piuttosto scure.

Altro intermezzo è Rumore sociale – skit, che è un dialogo al bar un filo polemichetto. Archeologia hacker quella di Napster, pezzo che viaggia dall’hip hop alla psichedelia, con qualche citazione sonora qui e là e un ritmo che viaggia parecchio.

Un po’ più calmi i discorsi sonori di Calma workout, che mette in evidenza le qualità canore (forse sempre un po’ sottovalutate) di California, che passa dal cantato al rap in maniera molto disinvolta, in un brano morbido che però parla di scatti d’ira.

Sto mettendo ordine è un flusso di coscienza di Fausto, che parla del rap e delle sue esperienze lavorative e umane. Una sorta di breve autobiografia, con un vocale di California che riaccende le speranze e con varie considerazioni sparse sulla maturazione della scena hip hop.

E’ il turno di Francesca con Maldinoia, una sensazione di disagio che si manifesta attraverso sonorità soffuse. Un po’ più ampie le sensazioni trasmesse da Giorni opachi, che ha parti di chitarra per narrare di orizzonti che si confondono, tra ricordi e realtà.

C’è ancora la chitarra in Sei di vetro, pezzo cantato dapprima da Fausto in solitudine, per parlare di fragilità e bellezza, e poi da Francesca che si appropria della seconda strofa. A chiudere, ecco l’Epilogo – skit, che chiude il cerchio.

E’ evidente come i Coma_Cose si siano accorti della trappola dorata in cui si stavano infilando. E hanno capito che per fare qualche passo avanti fosse anche necessario recuperare una parte del loro passato. Il che non significa rinnegare un presente pop che sanno trattare in maniera eccellente.

Significa però continuare a investire sulla scrittura, che è e rimane la loro qualità migliore. Di testi mai banali, ma anche di suoni che in questo caso si spingono anche un po’ più in là rispetto a quanto sentito finora. Con una consapevolezza più matura che mantiene insieme dei pezzi quasi sempre molto agili. E così anche un disco di quattordici pezzi scivola via facile, piacevole, ma senza mai rinunciare a raccontare. Che poi è l’essenza del pop migliore.

Genere musicale: pop

Pagina Instagram Coma_Cose

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