Si portano avanti carriere degnissime e ricche di contenuti per anni, poi a volte basta un singolo per svoltare: Giulia Mei pubblica il nuovo album Io della musica non ci ho capito niente, dopo il successo fatto registrare con il singolo Bandiera.
Il disco è il secondo lavoro in studio di Giulia ed è stato prodotto insieme a Ramiro Levy e Alessandro Di Sciullo e ospita interventi di Rodrigo D’Erasmo, Anna Castiglia e Mille.
Volevo solo fare un disco pieno di vita ordinaria, il diario di una bambina che parla di tutto senza preoccuparsi della forma, senza sovrastrutture, volevo colorare fuori dai bordi, giocare. Questo disco per me è una dichiarazione d’amore al disordine che non mi sono mai concessa per paura, a quella curiosità infantile che non mi ha mai abbandonata, a quel divergere che mi ha fatto sbagliare strada tutte le volte che ho avuto bisogno di liberarmi dalle pressioni esterne della “musica che funziona”. Ma questo disco è dedicato a chi non sa funzionare, se non coi propri unici ingranaggi, e a chi ascolta tutto come se non avesse mai ascoltato niente
L’album è stato realizzato con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma Per Chi Crea.
Giulia Mei traccia per traccia
La collaborazione di Rodrigo D’Erasmo è presente già nella prima traccia del disco, la title track Io della musica non ci ho capito niente, nervosa introduzione del disco, stratificata a livello di suoni e già portatrice di una certa singolarità.
Poi ecco proprio Bandiera, che sicuramente sulle prime ha colpito per il ritornello e per il fatto che dica “fica” (sono meccanismi automatici, non possiamo farci niente). Ma che ha utilizzato il claim in modo molto intelligente per veicolare in modo plastico e non didascalico le orrende emergenze del femminicidio ma anche semplicemente discorsi più ampi di sicurezza delle donne, per esempio a uscire la sera.
Drammaturgia è molto più dolce, in apparenza: il pianoforte e la malinconia fanno da sfondo a una storia che evidentemente non è finita benissimo. La drammaturgia del titolo allude alla capacità di menzogna di un lui che conquista e poi se ne va.
C’è Anna Castiglia su Un tu scuiddari (“non te lo dimenticare”), che ha sonorità quasi barocche, un’intro sostanzialmente rappata e poi un’accelerazione molto pop e colorata ma anche ricca di contrasti. Anche qui le relazioni sono al centro della canzone, come una narrazione veloce e fluida, molto ritmata che aggredisce alla gola.
Si parla di fallimenti e di debiti invece in H&M, ricca di immagini riuscite e con un flusso continuo di questioni convogliate in una narrazione molto efficace. Sono invece i Genitori i protagonisti della canzone successiva, che parla con dolcezza di colpe e di amore, di perdono e di guerre che non finiscono mai.
A casa mi veniva è un bell’intermezzo di pianoforte, evidentemente fatto a casa, perché è venuto bene. Si balla invece su La vita è brutta, che sa di folk mediterraneo a ritmi alti, ma con il pianoforte che scende a cascata su un brano veloce e intenso.
Ci sono questioni profonde esposte con gentilezza e qualche carezza in Mio padre che non esiste, elencazione di situazioni non esattamente piacevoli, costruite con calma e grazia. Esperimento con qualche passaggio strutturale e sonoro quello di MOZRAT, che ha una grafia coerente con la copertina.
C’è anche Mille in Cara Allegria, dolce, malinconica ma con battiti che salgono gradualmente fino a livelli quasi dance. Il brano è contenuto soltanto sulla versione in vinile, scelta comprensibile ma un po’ discutibile, perché il pezzo merita ed è tra i migliori del disco, anche a livello di resa pop e di potenziale come singolo.
A picciridda mia sa di ninna nanna e di chiusura dei conti con ritorno a casa annesso. Anche se poi l’ultimissimo brano è una breve ripresa di Io della musica non ci ho capito niente.
In questo disco c’è una consapevolezza che va un po’ al di là dell’età e dell’esperienza che dovrebbe aver accumulato fin qui Giulia Mei: senza perdere mai freschezza, la cantautrice dà l’impressione di sapere sempre quale direzione prendere, in ogni brano.
E’ grazie a questa consapevolezza che Giulia non si è fatta prendere la mano dal successo di Bandiera, che oggettivamente poteva fuorviarla e magari indurla a fare un disco che “assomigliasse” al brano molto di più. Invece ha lasciato libero sfogo alla propria creatività, posto che forse molte delle canzoni dell’album erano già pronte o quasi prima del successo e di X Factor.
Invece ha scelto le direzioni giuste, ha raccontato bene le proprie storie, che tutto sommato sono quelle di tutti, ha scelto le collaborazioni più adatte. Ha sbagliato giusto un paio di cosette scrivendo il titolo sulla copertina, ma ehi, non si può avere tutto.
Giulia Mei Tour 2025
Domenica 30 Marzo, Torino @ Cap10100
Mercoledì 2 Aprile, Milano @ Arci Bellezza
Venerdì 4 Aprile, Fontanafredda (PN) @ Astro Club
Sabato 5 Aprile, Vinci (FI) @ Festival Della Gentilezza
Domenica 6 Aprile, Roseto Degli Abruzzi (TE) @ Preview Sunny People
Mercoledì 9 Aprile, Parma @ Colonne 28
Venerdì 11 Aprile, Taranto @ Spazioporto
Sabato 12 Aprile, Conversano (BA) @ Casa Delle Arti
Giovedì 17 Aprile, Palermo @ Candelai
Mercoledì 30 Aprile, Roma @ Monk
Genere musicale: cantautrice
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