Garrincha Dischi annuncia l’uscita del nuovo capitolo discografico de I Botanici, un disco tanto rappresentativo dell’evoluzione del combo beneventano da prendere il nome stesso della band: «abbiamo deciso di chiamarlo così perché a oggi è il nostro disco più sincero, che sentiamo essere più rappresentativo di quello che siamo diventati in questi anni». 

I Botanici conta undici tracce di cui già svelate GrandinaCose Superflue, Diverso/Uguale, Un istante e il doppio singolo Stasi/Un posto bellissimo, brani che mostrano una cifra stilistica tanto varia quanto difficilmente incasellabile sotto un unico genere identificativo. 

Questo risultato è frutto di una ricerca corale che punta ad esplorare i diversi approcci dei singoli componenti del gruppo, tutti coinvolti attivamente nella composizione. «L’idea collettiva è di rispettare al massimo la narrazione di chi scrive, di modo da creare qualcosa di autentico» raccontano a proposito dell’approccio alla scrittura e non meno interessante è la gestazione dei testi che «nascono sempre in modo spontaneo da un singolo compomente. Alle volte è la musica stessa ad ispirare, altre volte è il contrario».

I Botanici traccia per traccia

Si parte su toni abbastanza esagitati, quelli di Ventiquattro, che in realtà si avvia con calma e poi perde la tranquillità in una sorta di sarabanda sonora molto colorata.

Un po’ ansiogeni i ritmi di Stasi, che è tutto tranne che statica: il brano affronta qualche pausa meditativa, nella quale però è anche necessario alzare un po’ la voce. La stati è però ben raccontata dal testo: il protagonista del brano è sostanzialmente paralizzato dall’impossibilità di fare una scelta, rimanendo sostanzialmente prigioniero di se stesso, mentre la musica furoreggia intorno.

Un po’ più tranquilla all’inizio e con un cantato “alla Truppi”, ecco poi Diverso/Uguale, narrativa ed evidentemente autobiografica, prima di esplodere in una fase particolarmente tempestosa.

Con venti sonori forti che soffiano fin dall’inizio si affrontano le problematiche di Un posto bellissimo, altro flusso di coscienza che viaggia ad altezza uomo. Si prosegue raccontando di Øens Have, che l’internet mi spiega essere una fattoria urbana in Danimarca, funziona a ondate successive, cambiando spesso ritmo e parlando di se stessa e di un testo continuamente riscritto.

Accenni melodici riempiono Un istante, che lavora sulle tessiture di chitarra, in un dialogo continuo con la voce, che ora canta, ora rappa, ora recita. Parole un po’ scoraggiate quelle di Ciò che resta, che parte piano ma si anima molto rapidamente, mettendo ancora la chitarra in evidenza. Anche un growl vecchio stile offre spiragli diversi sul brano.

Flusso continuo quello che emerge da Cose superflue, nuovamente soggetta a rapidi cambi d’umore, con un altro assoletto di chitarra nel mezzo. Un po’ più diretta Margherita, almeno sulle prime: ma anche qui il duo è capace di costruire muri sonori, che poi scavalca e oltrepassa con assoluta naturalezza.

Di giacigli nel bosco, tappeti persiani e giardini nascosti si ragiona in Distratto, che parte e arriva come ballad per voce e chitarra. Ultimi sentimenti agitati quelli che si concretizzano in Grandina, chiusura abbastanza altisonante del disco.

Sempre originali e sempre creativi, I Botanici toccano un vertice notevole con questo nuovo disco, evidentemente frutto di molto lavoro e di ricerca sonora di alto livello. Piace anche l’utilizzo della chitarra elettrica, parzialmente in senso jazz ma sicuramente con grande libertà, e con il chiaro intento di farne uno strumento di innovazione e non un ferrovecchio come si tende a pensare oggi.

Piace anche la versatilità musicale e vocale in particolare: anche qui siamo di fronte a un’esplorazione continua, che fornisce un’emotività mobile e guizzante a ogni brano. Disco da tenere in considerazione.

Genere musicale: hardcore, emo

Se ti piacciono I Botanici ascolta anche: Studio Murena

Pagina Instagram I Botanici

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