Adelaide è Il nuovo ep di Marco Fracasia, seguito del fortunato esordio Adesso torni a casa (42 Records, 2022). Prodotto come il precedente da Marco Giudici (Any Other, Rares, Generic Animal e tanti altri) – parte proprio da questa idea di sospensione per andare a scavare nelle dinamiche del concreto. Le canzoni di Marco – autore di tutti i brani e polistrumentista – cercano tutte una via di fuga da un mondo che ci fa sentire inadeguati e inadatti e lo fa attraverso una scrittura molto peculiare dal punto di vista lirico ma anche e soprattutto da quello musicale.

Un universo sonoro che parte dal lo-fi di matrice americana, a cui si unisce un gusto per le melodie e le armonie che sembra a tratti quasi figlio dell’ascolto compulsivo di John Lennon e di suoi epigoni più recenti (Wilco, Father John Misty eccetera) e con un orecchio verso tutto quello che è underground. Anticipato dai singoli Lezione e Mamma e papà, Adelaide contiene in tutto sei canzoni. 

Marco Fracasia traccia per traccia

Con il suo modo particolare di cantare, Marco Fracasia inizia a raccontarsi su Lezione: applausi all’inizio (tipo Neil Young), poi voce e chitarra. Il coro che accompagna verso il finale, con la partecipazione di Adele Altro di Any Other e di Rares, offre esiti più clamorosi, ma si torna presto all’intimità.

Battiti precisi quelli che introducono Funerale, che ha un vestito rock alternative, per esporre un certo malcontento che serpeggia per tutto il brano, forse per tutto l’ep, forse per tutta la vita.

Mamma e papà torna a una modalità chitarra e voce, ma con un mood minaccioso e un po’ cobainiano; poi da metà in avanti l’ambiente sonoro si arricchisce, con vaghi intenti consolatori che però sembrano frutto di dialoghi con se stessi non particolarmente fondati.

Note più tenui quelle da cui nasce Ragazzino, che poi accelera i ritmi: mentre la chitarra disegna traiettorie, Fracasia racconta il talento e le qualità che servono per essere, appunto, un ragazzino.

C’è il pianoforte a dare importanza ad Adelaide, title track un po’ sghemba: poi il brano acquista toni quasi beatlesiani, sicuramente british. Che cosa serve per restare sani? Che cosa fare prima di morire? Le domande rimangono senza risposta, mentre le sonorità si allargano sempre più, in modo psichedelico e ipnotico.

Ma per fortuna si finisce con una bella carica di ottimismo: Odio tutti e non mi piace la realtà è un finale poco roseo, celebrato da voce e pianoforte, con accenti quasi funerei.

Sempre più interessante il progetto di Marco Fracasia, che prosegue nella ricerca che lo porta a essere vicino ai cantautori americani, irrorandoli però di idee del tutto personali e di tutto il disagio di una gioventù inquieta, puntando quasi tutto sui momenti e i pensieri più neri (forse anche lui come Tenco quando è contento non scrive ed esce di casa. Però con l’imitazione di Tenco magari fermiamoci a questo).

Si percepisce concretamente come il disagio di Fracasia sia reale e sincero (cosa che non si può proprio sempre dire di tutti i cantautori pop contemporanei), e di come la musica sia un’effettiva valvola di sfogo. L’arte, la musica possono salvare? Non so dire, sicuramente servono a Marco per esprimere, anche se a mezza voce e cantando strano, i propri disastri personali. E forse sì, a stare un po’ meglio, di tanto in tanto.

Genere musicale: cantautore, alternativa

Se ti piace Marco Fracasia ascolta anche: Generic Animal

Pagina Instagram Marco Fracasia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi