Nïnde è l’album d’esordio di Michele Piano, giovane compositore pugliese residente da qualche anno nella provincia lombarda. La sua è un ambient elettronica ispirata a pesi massimi del calibro di Brian Eno, Steve Reich e Stars Of The Lid, con gusto per le melodie frutto delle sue doti come compositore/pianista.
“Con Nïnde voglio richiamare, attraverso lunghe melodie e sonorità elettroniche, un ambient minimale alla ricerca di un’armonia che va a rifarsi alla forma “corale”. Ho utilizzato per scelta compositiva elementi armonici primordiali, frutto di molti studi contrappuntistici; considero infatti accordi di 3 – 4 note sintesi perfetta tra armonia e melodia.
L’utilizzo di loop è molto frequente e per certi versi ciclico, ricordando la figura del cerchio che per me rappresenta lo stato primitivo della natura uniforme e trasparente. Nïnde è un mondo disabitato e vuoto e all’essere umano non è permesso accedervi, forse perché già reso inabitabile in passato da qualcuno. Una terra statica dove è ancora presente l’eco di quei suoni che rivivono attraverso una successione continua e invariabile di eventi.”
Michele Piano traccia per traccia
Suoni che si muovono in una vastità orizzontale piuttosto sterminata: incomincia così Nïnde, inteso come album ma anche come una title track introduttiva e ricca di suggestione.
Momenti melodici di una certa dolcezza quelli che caratterizzano l’incipit di Fuci Copi, esile ma capace di crescere un po’ per volta.
Con Mitta si lavora in ambito di fluttuazioni, che si librano in uno spazio etereo per tutta la durata del brano.
Molto più concreto il pianoforte di Nïnde pt. 2, che innesta anche un certo qual senso del dramma.
C’è una pulsazione all’interno di Vileno (Rural live), che indirizza il percorso del brano, il quale tuttavia sembra minacciare qualcosa di più grande.
A occupare l’ultimo posto nella tracklist è la bonus track Oro12+Palmegane reca, che porta con sé un certo sentimento di liberazione e innalzamento. Lo sdoppiamento del brano peraltro porta con sé momenti di tensione elettronica.
Un lavoro delicato e concentrato, quello di Michele Piano, che dimostra di aver già capito bene quali siano le direzioni da seguire benché si trovi all’esordio su disco.
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