Fame di niente è l’album d’esordio per i Palinurus Elephas, registrato, mixato e coprodotto con Simone Sproccati al “Crono sound factory” di Milano e masterizzato al “Carl Staff Mastering” di Chicago. Fame di niente “esprime la trasformazione di ciò che è superfluo e fine a se stesso in qualcosa di fondamentale di cui nutrirsi, fino a essere l’unico sostentamento. Come i vizi nascono come una momentanea fuga dalla realtà, evolvono in un bisogno morboso fino a divenire loro stessi la realtà” contiene otto tracce e uscirà il 5 aprile 2017.
Palinurus Elephas traccia per traccia
Testa bassa è la prima traccia del disco, un pezzo che, come anticipato dal titolo, contiene una certa carica di aggressività, mediata però da interventi di tastiere e una certa quantità di melodia sparsa nel brano. Regina del mercato invece mette l’ascoltatore di fronte a una canzone dalla struttura curiosa, che ricorda certe scelte del progressive e che ha l’ambizione di raccontare, che non è mai un male.
Rancori e rimpianti si incontrano ne Le Piante, insieme a sonorità indie piuttosto diffuse. Mondo cieco prosegue il discorso con una ritmica molto presente ma non invadente, e criteri di costruzione originali, oltre che qualche gioco di parole. Scappi invece è più diretta e ha anche qualche piccolo crisma pop.
A proposito di pop (nel senso di icone pop), ecco invece Ursula Andress, che recupera un certo grado di aggressività, ma anche di groove con un ottimo lavoro di basso e chitarra. Il Settimo giorno si occupa di questioni cosmogoniche e teologiche, il tutto con l’aiuto quasi esclusivo di voce e chitarra. Si chiude con Secondo cervello, una canzone da corsa con un po’ di divertimento e senza affanni.
Buon esordio, quello dei Palinurus Elephas, che si trovano fra le mani un buon pacchetto di canzoni. Oltre alla qualità di scrittura e di esecuzione, salta all’occhio come la band abbia mescolato bene le proprie carte, ottenendo un disco gradevole ma anche stimolante.