Si intitola Panfobia, cioè la “paura di tutto”, il nuovo disco di Petardo, alias di Riccardo Salvini, polistrumentista, membro di Indianizer e di molte altre formazioni.
Ballate apocalittiche, tenebre che cercano la luce, momenti di fantasiosi silenzi, lo swing che affonda i canini nell’odio verso l’umanità, preghiere in ginocchio verso l’aldilà, voci di fantasmi che chiedono ai morti di tornare in vita: questi sono alcuni degli elementi che danno una forma a Panfobia.
Riccardo Salvini (aka Petardo) è un polistrumentista, arrangiatore, paroliere e produttore artistico attivo nel panorama musicale da oltre dieci anni. Grazie all’esperienza maturata in diverse band della scena internazionale (Foxhound, Indianizer, Love Trap, Talky Nerds) ha suonato in tutta Europa, esibendosi sui palchi dei festival più prestigiosi (Primavera Sound, Transmusicales, Eurosonic). Negli anni si appassiona ad altre forme di comunicazione e nel 2021 vince assieme a Viso Collettivo il Premio Lucia indetto da Radio Papesse per il radiodramma Un Estremo Atto d’Amore.
Nel 2022 si avvicina al teatro e mette in scena, assieme a Viso Collettivo e Compagnia Genovese Beltramo, lo spettacolo ispirato dall’omonimo radiodramma. Lavora in qualità di Content Manager presso Sounzone, piattaforma innovativa nel campo delle sincronizzazioni. Panfobia è il suo primo disco in solitaria, prodotto e mixato da Maurizio Borgna (Niagara, Spime IM, Sebastian Plano, candidato ai Grammy Awards nella categoria Best New Age), pubblicato il 30 settembre 2022 da Tega e Sounzone tramite Artist First.
Petardo traccia per traccia
C’è Il Nemico che Avanza ad aprire il disco con toni solenni e parole recitate che risuonano su armonie cupe. Non è la guerra che incombe da est però a occupare i pensieri del cantautore, bensì qualcosa di più quotidiano e universale.
Minimalismo sonoro composto da voce e chitarra per Eterno Ritorno, che piano piano allarga il proprio respiro ma rimanendo su posizioni minacciose e profondamente inquiete.
Si colora di blues La Vendetta, altrettanto minacciosa e forse ancora più inquieta mentre si muove con circospezione, raggiungendo però qualche punta più acuminata.
Oltre la terra di nessuno è un altro recitato che affronta nuovamente la questione del tempo, sempre in termini bellici. Si torna a cantare in Necromante, che torna a sensazioni molto oscure e striscianti. Il loop su cui si basa la musica del brano si fa ipnotico, contaminato, pericoloso e malato, mentre le parole scorrono sempre più abrasive.
“Ma quando non sarai più qui/con chi piangerai?”: il dialogo con chi se ne va riempie il testo di Bestie, prima costante nel passo, poi più scomposta e aperta all’incertezza. E quindi di nuovo quasi lugubre, nel finale.
Dopo un altro intermezzo guerresco, Deboli, Vacillanti difese, ecco la Fobia Aurea che prende corpo, mentre il mondo è al collasso, con il pianoforte che sale a celebrare un cambiamento di fronte al mondo che verrà.
Si procede con Ritrovato e Perduto, canzone esortativa intessuta su giri di chitarra che macinano piano. Chiude Chi firmerà la resa?, episodio sostanzialmente ambient che include l’ultimo recitato.
Un lavoro complesso e compatto, quello di Petardo, che ha scopi evidentemente alti per la propria musica e che sviluppa un lavoro stratificato nei suoni ma comunque fruibile. Un album intelligente e interessante, meritevole di ascolti ripetuti.