Si chiama Be Kind il quarto lavoro in studio di Push Against New Fakes, il progetto elettronico solista dell’ex Laik-Oh Michele Panf Mantovani. Si tratta di un ep da 30 minuti di elettronica costruita con moderazione e attenzione. Il brano seminale del disco è A Lullaby For No One, brano “dritto” con la sua cassa incessante. In Breathe è presente anche la voce di Barbara Anconelli. Abbiamo rivolto qualche domanda a PANF Mantovani.
Partiamo dal titolo dell’ep: da cosa nasce questa richiesta e questa esigenza di “gentilezza”?
Mi è successo spesso di imbattermi su Facebook, e il sottoscritto non è un assiduo frequentatore di social networks, in post “odiosi” in tutti i sensi; post di haters ridondanti di commenti di loro simili (haters) e mi sono chiesto che senso avesse tutto questo. E mi sono chiesto cosa spingesse quelle persone a “vomitare” in modo così veloce e facile tutto quell’odio. Non sono riuscito a darmi una risposta o perlomeno l’unica risposta che ho è proprio quella di esser gentili; non costa fatica ed è facilissimo. Le persone hanno bisogno di gentilezza, ne sono sicuro.
Hai scritto nelle note introduttive che l’ep nasce intorno a “A Lullaby For No One”, che infatti è collocata a metà lavoro. Come hai “costruito” questo nuovo ep?
“A lullaby for no one” è un pezzo nato dopo l’uscita dell’album precedente [im]mor[t]ality; siccome ho pubblicato fino a ora sempre e solo utilizzando le licenze Creative Commons escludendomi di conseguenza dalla diffusione digitale su Spotify e iTunes e simili, avevo pensato di scrivere un pezzo da pubblicare su quelle piattaforme che potesse farmi conoscere un po’ di più e quel brano era secondo me ottimo a tal scopo.
Poi un giorno mi scrisse Mirco Salvadori, owner della netlabel Laverna e della relativa sub-label Falerna per la quale ho pubblicato questo ep, dicendomi che apprezzava i miei lavori e avrebbe voluto collaborare. Non feci altro che mandargli la versione “demo” di “A lullaby for no one” e a lui piacque davvero molto. nel frattempo ci siamo sentiti e confrontati parecchio e Mirco mi ha anche dato una mano recensendo il mio disco precedente sul mensile Rockerilla. A quel punto mi misi a scrivere più materiale possibile fino a trovare queste cinque tracce che secondo me stavano benissimo insieme. Mirco la pensò allo stesso modo e così è nato “Be Kind”.
Mi sembra che i pezzi dell’ep siano volutamente più nudi, a volte anche più crudi, rispetto a quelli dei tuoi lavori precedenti. Come sono andate le lavorazioni?
Sì, sono più nudi. Credo che sia dovuto anche ai consigli di Jo Ferliga (Aucan, Inner Lakes) che si è occupato del mastering dei miei ultimi due lavori; ricordo benissimo che mi disse che in [im]mor[t]ality c’era troppa “roba”. Ho provato a essere più “leggero” e non so se alla fine ci sia riuscito ma “Be Kind” suona come lo avevo immaginato, breve ma intenso. la lavorazione è stata abbastanza fluida, infatti l’ep esce a poco più di un anno di distanza dal precedente lavoro e tutto è stato concepito e realizzato come sempre nel mio home studio.
Come nasce la collaborazione con Barbara Anconelli, che presta la propria voce su “Breathe”?
“Breathe” era praticamente finito quando riascoltandolo ho sentito la necessità di una voce. Ho provato a scrivere un testo, cosa che non facevo da parecchi anni e la scelta di scriverlo in inglese è dovuta al fatto che a parer mio l’italiano non si “sposa” bene con la musica elettronica. Barbara è la mia compagna nella vita di tutti i giorni, parla e scrive egregiamente in inglese; le chiesi di aiutarmi a correggere il testo che avevo scritto, lei lo fece e cambiammo diverse cose, per cui si tratta alla fine di un testo scritto “a quattro mani, sei occhi e due cuori” (sei occhi perché porto gli occhiali solitamente haha). Essendo la sua pronuncia inglese ottima l’ho spinta “gentilmente” a cantare e la cosa bella che lei non aveva mai fatto nulla del genere; è quindi il suo esordio in tutti i sensi e il risultato è davvero speciale per il sottoscritto :)
Come vedresti un tuo lavoro tutto o quasi “cantato”, come hanno scelto di fare alcuni tuoi colleghi contemporanei?
Bella domanda. Diciamo che al momento non la vedo proprio haha. A parte gli scherzi continuo a prediligere brani strumentali con qualche vocalizzo buttato qua e là. tuttavia se mi capitasse di scrivere altri brani in cui dovessi sentire l’esigenza del cantato non esiterò a ripetere la positiva esperienza di “Breathe”. La cosa più importante per me rimane fare le cose con sincerità, sempre e comunque, e farle con passione.
Push Against New Fakes traccia per traccia
L’apertura del disco è Flow[less], costruita in modo progressivo dai primi battiti a sensazioni che aumentano in modo quasi impercettibile. Every single d[el]ay prosegue il discorso in un’atmosfera meno rarefatta e leggermente più malinconica, anche grazie al campione di voce femminile che conferisce un senso spettrale al pezzo.
Ecco poi il pezzo centrale dell’ep, A Lullaby For No One, con un’essenza minimal, diretta e piuttosto pura, benché muova in modo evidente da oscurità minacciose. La seconda parte del pezzo decolla verso altezze diverse e rinuncia al minimalismo per acquistare forza da elementi diversi.
Drifting nasce anch’essa da un battito, cui però presto si aggiungono alternative: probabilmente è il pezzo più acido e risentito dell’ep, con una coda lunga e articolata. Si chiude, per contrasto, con una dolce e sommessa Breathe, con la voce di Barbara Anconelli che si fa largo in ambienti mutevoli e attraverso avventure che comprendono suoni che vanno dal tribale all’industrial.
Il lavoro di Push Against New Fakes aggiunge nuove qualità a ogni passaggio. Questo ep da mezz’ora offre nuovi spunti e sguardi sulle qualità creative del musicista, lasciando intuire ulteriori possibilità di sviluppo.
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