Una fabbrica abbandonata di nastri di gomma a Franklin, Kentucky. Finestre coperte, un materasso sul pavimento, chitarra e pianoforte. Per tre mesi, questa è stata la vita di Rayland Baxter. Il risultato di questa ricerca dell’isolamento è Wide Awake (ATO Records), una raccolta di dieci canzoni che celebra i migliori aspetti dell’umanità e cerca di comprenderne il peggio.
“Questo è un album sul processo decisionale”, spiega Baxter. “Si tratta di essere un umano all’incrocio. Faccio del bene o faccio del male? Mento o dico la verità? Sarò felice o sarò triste? Tutte queste domande ed emozioni sono cose che vedo in me stesso e sono le stesse cose che vedo in tutti gli altri, non importa dove vado. “
‘Wide Awake’ è stato prodotto da Butch Walker (Weezer, P! Nk, Fall Out Boy) e presenta Walker al basso, Nick Bockrath di Cage the Elephant alla chitarra, Erick Slick dei Dr. Dog alla batteria, Aaron Embry (Elliott Smith, Brian Eno) alle tastiere. Il padre di Rayland, Bucky Baxter, contribuisce con la pedal steel.
Rayland Baxter traccia per traccia
“Hey baby?” chiede Rayland per aprire Strange American Dream, una canzone piuttosto divertita e rilassata, con pianoforte e con la conformazione tipica delle canzoni da songwriter pop.
Casanova parla (anche) di soldi e ha un groove più spiccato e spinoso. Spinoso è anche il racconto del testo, comunque reso con il sorriso. Angeline prosegue con i ritratti, che spesso sono anche autoritratti.
79 shiny revolvers fa due passi verso un atteggiamento un po’ più intimo e introspettivo, rimanendo nell’ambito della ballad di sapore pop.
Lo Springsteen di Nebraska può tornare alla mente come modello per l’apertura di Amelia Baker, ma poi il suond si apre a ventaglio per un brano insistente e intenso. Il finale elettrico è acido e suggestivo.
Dopo tanta furia, un momento di calma è necessario: ecco quindi Without me, voce, chitarra e basso, almeno sulle prime, a celebrare un distacco. Si finisce con gli archi.
Si riacquista un po’ di colore con Hey Larocco, rilassata e sciolta, con forti sapori da western America. Un pochino di post grunge sembra insinuarsi in Sandra Monica, ennesima figura femminile dell’album, ma si tratta per lo più di un’impressione iniziale poi molto stemperata e addolcita.
Andamenti soft ma anche molta coralità in Everything to me. Si chiude in chiaroscuro con Let it All Go, Man, in cui sentimenti evidentemente aspri si addolciscono per un finale un po’ Paul Simon, un po’ Sufjan Stevens.
A un tipo come Rayland Baxter probabilmente un disco così esce dalle dita in modo quasi spontaneo: non ci sono forzature, non ci sono strappi. Il difficile arriva ora: evitare ripetizioni, sovrapposizioni, decidere la direzione da prendere eccetera. Ma il bello dei debutti è che ce li si può anche godere così, senza troppi paragoni.