Opet è il disco d’esordio di Michele Alessandri, in arte Sandri, distribuito da Garrincha Dischi. Giovane cantautore polistrumentista cesenate, Sandri ha già conquistato il cuore di una pletora di musicisti noti a livello nazionale – tra cui membri di Iosonouncane, Jang Senato, Comaneci, Alberto Fortis, Sunday Morning – che hanno deciso di credere nel suo percorso, affiancandolo nella gestazione del suo primo album.

Dopo l’ottimo consenso con i brani Marina e Bar Legni e l’omaggio in chiave originale dello storico brano di Lucio Battisti Don Giovanni, tocca ora dare il benvenuto al suo debutto musicale sulla lunga distanza. Sandri racconta di Opet.

Questo nome, che associo ad una persona immaginaria, risuona nella mia testa da quando ero piccolo. Opet mi ha accompagnato e cresciuto, ha giocato con me in giardino a fare il pompiere, il pilota, il contadino, era mio complice in tutto. E’ stato il mio amico immaginario per tutta la mia infanzia e credo che resterà sempre insieme a me, la sua presenza, benché surreale, mi rassicura. Opet non ha una faccia, un corpo, mi ha sempre fatto divertire e ancora lo fa. Questo disco è dedicato a lui ed è come se prendesse parte a ogni brano

Sandri traccia per traccia

Le mille facce di Opet prendono forma in un brano d’apertura che ha movenze quasi tropicali, ma che condivide la propria mistica con calibri come quelli di Iosonouncane e Lucio Dalla. Finale convulso, prolungato e danzereccio per celebrare la vita e forse anche la morte.

C’è qualcosa di Battisti, ancora filtrato da Iosonouncane, tra le influenze di Solo un uomo, racconto di creazione con un po’ di funk e percussioni sempre molto animate. Qui c’è anche spazio per una schitarrata molto old style ma molto appropriata.

E’ il sax, invece, a conquistare il centro della scena nei movimenti notturni convulsi di Marina, che conta su un lessico frammentato e su ritmiche sempre in accelerazione. Al contrario, Prova a dire di no alla Luna si fa minimale e avvolgente, per un’escursione notturna particolarmente suggestiva, che mette in evidenza soprattutto le qualità vocali.

Bar Legni rimane abbastanza tranquilla, mentre racconta di un dialogo un po’ ironico e un po’ distruttivo, con qualcosa di surreale sullo sfondo, e un basso piuttosto liquido.

Tastiere e schiocchi di dita in Mostro muto, che sa di soul, blues e r&b, a rimettere in evidenza una voce non proprio comune. Ultimi abbracci e nostalgie che alimentano un coro gospel in crescita graduale.

C’è Dario Giovannini a prendere parte a Che occhi guardo, misurata sulle linee melodiche del pianoforte, tenue e moderata nei modi ma non nei sentimenti espressi.

Torna una certa animazione ad accompagnare una Folle acrobazia, molto ritmata e dinamica, sconfinando in emozioni che sanno di rock. Chiusura di speranza (o di illusione) quella che è contenuta da Amore tornerai, tra ricordi, denti, nei e galassie.

C’è ancora spazio per sorprendersi di fronte a un disco d’esordio di un artista che condivide concetti con la parte nobile del cantautorato italiano recente e antico. Sandri confeziona un disco intenso, profondo, completo e complesso, senza paura di osare e mettendo in evidenza un talento che si dispiega sia in termini di scrittura, sia nell’esecuzione. Scoperta notevolissima e da tenere decisamente in considerazione.

Genere musicale: cantautore

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