Luna piena e guardrail è il nuovo disco dei Guignol di Pier Adduce, che tornano in pista (ammesso che ne siano mai usciti). Qualche cambiamento ma anche notevole costanza nel sound e nella qualità di scrittura. Ecco la nostra intervista.

Un robusto cambio di formazione ma una conferma delle dinamiche, del carattere e dei suoni: quali sono state le premesse di questo “Luna
piena e guardrail”?

Il cambio di formazione era avvenuto già da quasi due anni; tutto il tour di “Porteremo gli stessi panni”, disco del 2018, era stato condotto con questa formazione, che è poi la migliore di sempre, come ho detto e ribadito anche in altre occasioni. Quindi è stato più che mai un passo naturale arrivare a “Luna piena e guardrail”.

Il resto lo ha determinato un particolare mio momento personale… una serie di luoghi e di incontri intercorsi, e in ultimo, il fatto di scrivere spesso e volentieri proprio mentre sono preso dai concerti in programma per un tour, quello di “Porteremo gli stessi panni” come accennavo prima.

Come sono andate le lavorazioni del disco? C’è stato qualche momento
particolarmente significativo o è stato un flusso costante?

E’ stato il risultato dell’alchimia creatasi in due anni intensi, appassionati, difficili e divertenti, in cui abbiamo varcato anche la soglia del ventennale dei Guignol; suonando spesso anche vecchi brani ripresi, cover rivisitate li dove ne avevamo voglia… e tenuto anche alcuni spettacoli “a tema” al di fuori del tour di “Porteremo gli stessi panni” (2018).

Il lavoro su “Luna piena e guardrail” si è svolto unicamente nel corso dell’estate 2019, partendo da alcuni provini grezzi che avevo registrato in un pomeriggio a casa di Boris Maiorano, in primavera. A settembre abbiamo registrato il tutto col supporto di Giovanni Calella, produttore con noi del disco, così come anche per i tre album precedenti.

Vorrei sapere come nasce “Via Crucis”

Eh… Vorrei saperlo anch’io!:) Una lunga passeggiata e una serie di riflessioni – visioni più che altro –  circa le sciagure di questi anni a opera dei soliti governi di questa parte di mondo, coi loro mercanti e committenti, i quali spadroneggiano e dispongono sempre in virtù dei loro insaziabili e crudeli appetiti; con tutte le conseguenti catastrofi umanitarie annesse, ma con la possibilità, forse, o l’auspicio, che proprio coloro che ne sono state principali vittime; costrette alla fuga, al rifugio, all’esilio, possano lasciare una memoria, un segno o determinare un qualche cambiamento che alla nostra società e alle nostre coscienze, assuefatte e anestetizzate dalla tecnologia, dai media e dal benessere, manca da lungo tempo…

Perché Tenco e perché proprio “Se potessi”?

Perché no?  E’ una canzone che ritengo emblematica della visione appassionata e insieme totalmente disincantata di Tenco. E’ l’antitesti di ogni falsa retorica circa i rapporti amorosi o i rapporti interpersonali tout court, restando peraltro struggente e poetica come solo Tenco sapeva essere.

Mi è particolarmente cara, assieme a molte altre sue, certo… E poi , soprattutto, ci suonava bene con l’arrangiamento che gli abbiamo “inflitto”… L’abbiamo fatta nostra! Che Tenco ci perdoni da lassù…:) 

Il vostro tour non è sostanzialmente mai finito ed è pronto a ripartire. Come si può raccontare un concerto dei Guignol?

Come una festa chiassosa e intensa, un tantino alticcia, con punte di amarezza e di euforia, in egual misura, in un sali scendi continuo… Da viversi insieme a voi però, perciò: partecipate numerosi!

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